giovedì 20 novembre 2008

SIPARI

Qualcuno ha parlato di dolcezza ed io avevo voglia di fuggire. Chissà perchè nominarla un po' la fa sfiorire. E' così delicata, fragile come un merletto, sottile come un pensiero al mattino, indimenticabile quanto rara. La mia dolcezza di ieri era questa, quella di domani sarà un ricordo. Mi ripropongo perchè nonostante tutto ancora ci penso:



SIPARI

Di mattina ti guardo anche se

da tempo non sei più qui.

Mi muovo fra le pieghe di quel che

eravamo: il viso serio, le labbra ferme,

gli occhi abbassati.

Devo essere uno spettacolo curioso

per chi guarda libero dalla mia malattia

e incomprensibile.

Io attraverso le scene della nostra vita

e c'è sempre qualcosa fuori posto;

muovo gli oggetti del cuore

in modo diverso,

dispongo la curiosità d'esistere

in altra direzione.

Ma c'è sempre qualcosa fuori posto

uno spigolo, un grosso armadio,

una traccia,

un camuffamento mal riuscito,

un'urgenza crudele,

intromissioni tra un sipario e l'altro.

L'ultima scena è sempre vuota.

giovedì 13 novembre 2008

Un piccolo amore


Rigiro questo libro tra le mani: “IL SESSO E’ AMORE” di Raffaele Morelli ed. Mondadori. L’amore, sempre l’amore, prima o poi l’amore. Abbiamo voglia di magia ma dirlo sembra sconveniente o pericoloso?

Leggo…L’unica cosa che unisce una coppia è il sesso. Non i figli, la convivenza o un sogno romantico…ciò che conta è l’attrazione fisica, perché l’eros è amore, solo lasciandosi andare alla sua forza saremo appagati…Il romanticismo in quanto illusione è una malattia che distrugge l’amore. Carichiamo di aspettative ogni nuovo incontro pensando di avere a che fare con principi azzurri o donne angelicate che sono false rappresentazioni, maschere, specchietti per allodole…Bisogna smettere di pensare che esista un amorepuro e un amore sporco, un amore divino e uno infernale, un amore sacro e uno profano. L’amore è attrazione, desiderio, piacere e basta.

Il libro sta chiuso fra le mie mani ed io mi guardo in giro: ci sono eco che giungono da lontano. Le riconosco come parole antiche eppure pronunciate da me quando non ero stanco come lo sono ora. Io so sorridere all’eros che ogni tanto passa da queste parti, non è così difficile ma non mi basta. Ho fame e lui si dilegua sotto un reggiseno di colore sbagliato, un trucco fuori luogo, una parola sbagliata. Troppo comodo, troppe changes e pochi prodotti originali; ho un sogno diverso e me lo curo per quello che è, una metafora di un fallimento cercato per l’intera vita. Un libro così di certo io non lo scriverò mai.


-NELLA VITA MATRIMONIALE L’AFFETTO NASCE QUANDO I CONIUGI ASSOLUTAMENTE SI DETESTANO ( O. WILDE )-

Ma perché allora io ho divorziato?

sabato 8 novembre 2008

WE ARE DIFFERENT, BUT WE DON'T KNOW HOW


Ho bisogno di calma perchè ci sono troppe cose fuori posto. Alcune di esse lo sono da una vita altre sono le conseguenze a lungo termine delle prime. E poi ci sono le situazioni nuove, quelle che non ti aspetti e sono le più terribili. Sto nei blog da tempo: all'inizio mi affascinavano e tutto il resto passava in secondo piano, dopo una giusta quantità di tempo i nodi sono pian piano venuti tutti al pettine: Ed eccoli qui messi in bell'ordine. Smania di protagonismo e narcisismo, faziosità a gogò, invidie e stupidaggini spacciate per verità sacrosante etc. etc.
Non solo questo per carità ma il sogno dorato di un eden di socialità genuina e fuori dagli schemi, di un confronto acceso ma fruttuoso, di libertà d'espressione senza l'angoscia di dover piacere a tutti i costi, tutto ciò è ritornato nel limbo di un'utopia lungi dal realizzarsi.
Il fatto è che la mia pazienza si esaurisce a vista d'occhio; scrivere un post per se stessi può avere un senso che non sia patologico? Le prossime volte mi spiegherò meglio, per ora un sereno weekend ( questi americani ).

Comunque una cosa che mi ha lasciato veramente di stucco è l'iniziativa partita a razzo sulla blogosfera, iniziativa nata dall'infelice battuta di Berlusconi su Obama "abbronzato". La potrete comprendere meglio andando sul sito http://yeswearedifferentit.blogspot.com/ , chissà che non venga la voglia a qualcuno di voi di partecipare attivamente all'iniziativa, tutta l'Italia è attraversata da questo furore di essere rappresentata in modo diverso. Che sò, un D'alema, un Pecoraro Scanio, un Rizzo, una Guzzanti, un Santoro o un Grillo oppure un magnifico Romano Prodi. That' very nice, yes we are different, we are italians.

giovedì 6 novembre 2008

44° PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI D'AMERICA


In certi momenti i commenti a caldo servono a poco: è preferibile leggere attentamente. E riflettere. Avevo pensato di postare il discorso di Obama in lingua originale perchè suona molto meglio, lo pubblico in italiano solo per comodità e con alcuni piccoli tagli (evidenziati).-

-Se lì fuori c'è ancora qualcuno che dubita del fatto che l'America sia il luogo dove ogni cosa è possibile, che si chiede se il sogno dei nostri fondatori è ancora vivo, che ancora dubita del potere della nostra democrazia, questa notte è la vostra risposta.E' la risposta data dalle code che si sono formate attorno a scuole e chiese, code così numerose mai viste da questa nazione, code di persone che hanno aspettano 3 o 4 ore, alcune per la prima volta nella loro vita, perchè hanno creduto che questa volta doveva essere differente, che le loro voci avrebbero potuto fare la differenza.

E' la risposta data da giovani e anziani, ricchi e poveri, democratici e repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, nativi americani, omosessuali, disabili e non. Americani, che hanno lanciato un messaggio al mondo: non siamo mai stati una mera collezione di individui o una collezione di stati rossi e blu. Siamo, e saremo sempre, gli Stati Uniti d'America.

E non sarei qui stasera senza il fermo supporto della mia migliore amica degli ultimi 16 anni, la roccia della nostra famiglia, l'amore della mia vita, la first lady Michelle Obama.Sasha e Malia vi amo entrambe più di quanto possiate immaginare. E vi siete guadagnate il nuovo cagnolino che verrà con noi alla Casa Bianca.E anche se non è più tra noi, so che mia nonna ci sta guardando, insieme alla famiglia che mi ha reso ciò che sono. Mi mancano questa sera. So che il mio debito con loro è smisurato. A mia sorella Maya, mia sorella Alma e tutti gli altri miei fratelli i mie sorelle, grazie per il supporto che mi avete dato. Ve ne sono grato. .................

Ma soprattutto, non dimenticherò mai a chi in realtà appartiene questa vittoria. Appartiene a voi. Appartiene a voi. Non sono mai stato il candidato appropriato per questo ruolo. NOn siamo partiti con molto denaro o approvazione. La nostra campagna non è passata nelle sale di Washington. E' iniziata nei cortili di Des MOlines, nei salotti del Concord e tra i portici di Charleston. E' stata portata avanti dalla classe operaia (working men and women) che davano ciò che potevano dei loro piccoli risparmi: 5 dollari, 10 dollari, per la causa. E' cresciuta tra i giovani che hanno rifiutato il mito dell'apatia della loro generazione, che hanno lasciato le loro case e le loro famiglie per lavori che offrivano uno stipendio basso e poche ore di sonno. E' cresciuta tra i non così giovani (not so young people) che coraggiosamente hanno bussato alle porte di perfetti estranei, e dai milioni di americani che si sono offerti volontari per dimostrare che 200 anni dopo un governo fatto di persone, per le persone non è scomparso dalla faccia della terra.

Questa è la vostra vittoria. E so che non lo avete fatto solo per vincere un'elezione. E so che non lo avete fatto per me. Lo avete fatto perchè capite la gravità del lavoro che c'è da fare. Anche se stasera celebriamo, sappiamo che le sfide che ci porterà il domani saranno le più importanti dei nostri tempi, due guerre, un pianeta in pericolo, la peggior crisi finanziaria degli ultimi anni.Anche se stiamo qua stasera, sappiamo che ci sono Americani coraggiosi che si svegliano nel deserto dell'Iraq e nelle montagne dell'Afghanistan e rischiano le loro vite per noi.

Ci sono genitori che restano svegli dopo che i figli sono andati a letto, e si chiedono con che soldi potranno pagare la loro educazione. C'è una nuova energia da emanare, nuovi lavori da creare, nuove scuole da costruire, e placare minacce, ristabilire alleanze.

La strada di fronte a noi sarà lunga. Possiamo non arrivarci in un solo anno ma, America, non sono mai stato così fiducioso come lo sono ora. Vi prometto, noi, noi persone, ci arriveremo. Ci saranno false partenze, molti non saranno d'accordo con ogni decisione che prenderò da presidente. E sappiamo che il governo non può risolvere tutti i problemi.Ma sarò sempre onesto con voi nei riguardi delle sfide che affronteremo. Vi ascolterò, soprattutto quando non saremo d'accordo. E soprattutto, chiedo a voi di unirvi nel ricostruire questa nazione, mattone dopo mattone.Quello che è iniziato 21 mesi fa non può finire questa notte.La vittoria da sola non è il cambiamento che cerchiamo. E' solo la possibilità per poter mettere in atto quel cambiamento. Non può avvenire senza di voi, senza un nuovo spirito di servizio, di sacrificio..............................................

E per quegli americani il cui supporto non mi sono guadagnato, non avrò avuto il vostro voto stasera, ma ho sentito le vostre voci. Ho bisogno del vostro aiuto, e sarò anche il vostro presidente.

E per coloro che vogliono distruggere il mondo: vi sconfiggeremo. E coloro che cercano pace e sicurezza: vi supporteremo. E per tutti coloro che si sono chiesti se l'America ha ancora la sua luce, che brilla come stasera, vi abbiamo provato che la vera forza della nostra nazione non è nelle nostre braccia o nell'abbondanza delle nostre risorse, ma nel potere duraturo dei nostri ideali: democrazia, libertà, possibilità e speranza. Questo è il vero mito americano: che l'America possa cambiare. Queste elezioni hanno dentro di sè molte storie che verranno raccontate. Ma voglio parlarvi di una donna di Atlanta, come tanti altri che hanno voluto far sentire la loro voce in queste elezioni, ma con una piccola differenza: Ann Nixon Cooper ha 106 anni. E' nata una generazione dopo la schiavitù. al tempo in cui non c'erano macchine sulle strade o aerei nel cielo, quando qualcuno come lei non poteva votare per due ragioni: perchè era una donna e per il colore della propria pelle. E stasera penso a tutto ciò che ha visto in America e tutto ciò che ha attraversato ................

In un tempo in cui le voci delle donne venivano zittite e le loro speranze ignorate, lei ha vissuto per vedere le donne alzarsi e gridare le loro speranze, e prendere in mano la scheda elettorale. Yes we can.

Quando le bombe hanno distrutto i nostri porti e la tirannia minacciava il mondo, lei era lì per vedere una generazione giungere alla grandezza e la salvezza della democrazia. Yes we can.

Lei era lì per gli autobus a Montgomery, i getti d'acqua degli idranti della polizia a Birmingham, per un ponte a Selma, e per un predicatore d Atlanta che disse alle persone che "noi trionferemo".

Yes we can. Un uomo è andato sulla luna, un muro è caduto a Berlino, un intero mondo è stato reso vicino dalla nostra scienza e dall'immaginazione.

E quest'anno, in queste elezioni, ha messo il suo dito su uno schermo e ha registrato il suo voto, perchè dopo 106 anni in America, tra tempi bui e tempi migliori, lei sa come l'America può cambiare. Yes we can..................................

Questa è la nostra possibilità per rispondere a quella chiamata. Questo è il nostro momento.

Questo è il nostro tempo, di rimettere la gente al lavoro, di aprire le porte a possibilità per i nostri figli, di far tornare prosperità e portare avanti la causa della pace; di ribadire il sogno americano e ribadire la verità che anche se tanti, noi siamo una cosa unica; che se respiriamo, speriamo.

E dove ci scontriamo con cinismo e dubbi e coloro che ci dicono che non ce la possiamo fare, noi rispondiamo loro con quella fede senza fine che crea lo spirito di una nazione: yes we can.

Grazie a voi, che dio vi benedica, e che benedica anche gli Stati Uniti d'America.

mercoledì 5 novembre 2008

J HAVE A DREAM


Obama presidente come previsto: un sogno che diventa realtà per la maggior parte degli afroamericani d'America e per gran parte dell'elettorato giovanile. Dire che i negri non avessero pedine importanti nel precedente staff presidenziale è un'idiozia: Condy Rice e Colin Powell dove li mettiamo?
Ma "the President" è un'altra cosa e quindi aspettiamo il cambiamento perchè è in suo nome che gli americani hanno affollato i seggi elettorali oltre ogni previsione.

Il futuro? Io per giudicare un uomo e la sua politica aspetto i fatti, mi baso su quello e non sul colore della sua pelle. Ma M. Luther King adesso può riposare in pace: il sogno si è avverato e poteva accadere solo negli States.

PS: Da noi è trascorso il 4 novembre così, senza un gemito, una giornata come tutte le altre, senza storia, senza un'idea, senza unità, senza interesse. Dove sono i sogni da noi? Quali sono i sogni? Chi siamo? Anche noi che ogni tanto buttiamo giù 2 righe e accanto scriviamo che, attenzione per carità, non siamo giornalisti, noi che discutiamo della vita e della morte, che usiamo un galateo tutto particolare e ci frequentiamo solo in compartimenti stagni e che se andiamo sull'altra sponda stiamo molto attenti a ciò che diciamo e spesso usiamo l'anonimato perchè ci dà più sicurezza. Dove sono i nostri sogni veri? Forse sono nascosti in quello che è sulla punta di questa maledetta tastiera e non riesce mai a venir fuori.
CHANGE WE NEED.

martedì 4 novembre 2008

LA CANZONE DEL PIAVE NON MORMORA PIU'


Festa delle forze armate e dell’unità nazionale. Ma per chi?
Qualcuno ha ascoltato la più importante rete televisiva nazionale ieri sera?
“Porta a porta” è stata il paradigma di quello che è l’Italia di oggi, 4 novembre 2008: a novantanni dalla fine di una guerra terribile che ha lasciato in ogni paese e città della penisola un cippo o un monumento che ricorda uomini morti combattendo, succede che si invita Sansonetti direttore di un giornale comunista il quale esordisce dicendo che lui è contrario all’idea di patria, che vorrebbe parlare dei 2 o 3 mila fucilati per diserzione.
Succede che una medaglia d’oro al valor militare immobilizzato su una sedia rotelle lo ascolta e non gli sputa in faccia.
Succede che il coro degli alpini della Julia non si alza e se ne va. Succede che uno storico ( non ricordo il nome ma poco importa ) fa un discorso teso a dimostrare l’aggressione italiana all’Austria.
Succede che Bruno Vespa conduce con la consueta e immobile perizia e il ministro della difesa ascolta cose orrende senza alcun apparente sdegno.
I monumenti ai 600 mila caduti della grande guerra giacciono coperti dalla polvere dell’oblio, dal disonore di una festa mancata ( dov’è la data segnata in rosso? ) . Ma la cosa più terribile di tutte è la mancanza di memoria in quelle generazioni che oggi hanno dai 16 ai 25 anni, E QUANDO IN UN PAESE SCOMPARE IL LEGAME COL PASSATO DELLE GIOVANI GENERAZIONI, QUANDO LA PAROLA PATRIA E SACRIFICIO NON E’ PIU’ DI MODA, ALLORA QUEI RAGAZZI DI 90 ANNI FA SONO MORTI INVANO. ALLORA L’UNITA’ NAZIONALE E’ UNO SBERLEFFO, UN DIALETTO DIVERSO DA AGRIGENTO A UDINE.
Io mi vergogno di questa pseudo nazione e il Piave non ha più nulla da mormorare: lo straniero è in casa.

lunedì 3 novembre 2008

USA FOR PRESIDENT


Non abbiamo azzeccato molto negli ultimi tempi degli umori americani. Quattro anni fa sull'esito delle votazioni che hanno riconfermato Bush ci sono state "barzellette". I nostri commentatori poilitici più sono famosi più si ritengono unti dal Signore e, come tali, infallibili. Stavolta stanno tutti sul chi vive: forse stanno imparando la lezione, quella di non ragionare sul mondo a stelle e strisce con l'ottica europea e soprattutto italiana. A me sinceramente non piacciono nè Obama nè Mc Cain, nessuno di loro ha caratura presidenziale per il più potente stato del mondo ma se dovessi scegliere infine voterei per Obama. Ma è sbagliato pensare che egli sia un uomo di sinistra come lo intende la nomeclatura nostra: gli americani in ogni caso hanno senso di nazione e di patria e curano i loro interessi in primis, un'utopia assoluta per noi italiani. Ma è difficile capirlo.