domenica 18 gennaio 2009

LA PORTA SEGRETA

Questo post è dedicato a quelli che percorrono internet solo per colmare di suoni il vuoto della loro anima; a quelli che commentano e suscitano discordia perchè non hanno altro da fare. In particolare è dedicato a questo personaggio QUI, campione di arroganza e iniziatore di un nuovo indirizzo educativo, quello della barbarie vestita di alta moda. A costui con gesto unilaterale impedirò l'accesso sul mio blog facendogli nel contempo un grande favore: impedirgli di affossarsi di più manifestando qui la sua pochezza

Più in la non riesco ad andare e comunque non ne ho nessun ricordo.

Dei giorni prima del 15 ottobre 1960 non possiedo che ricordi sfilacciati, vaghezze con alcuni lampi fortissimi in mezzo ad una nebbia senza confini. Il fortissimo trauma cranico di quel pomeriggio lontano giocando con i ragazzini in un oratorio del centro, si è portato via tutto o quasi. La mia vita ricomincia il giorno dopo in una corsia d’ospedale: apro gli occhi e sento di avere la testa fasciata e di udire un ronzio diffuso, il viso di mio padre e mia madre è la terra promessa. Entra un medico e parlotta in disparte con mio padre che non muove un muscolo della faccia, mia madre sorride solare e non fa altro che carezzarmi. Le chiedo di mia sorella…”Mamma se adesso sono morto, i miei giocattoli se li prende tutti lei?” Questa sciocchezza la ricordo benissimo la risposta di mia madre no. Papà si avvicina, mi guarda, sembra soddisfatto; dice a mia madre: “ Concetta adesso vado a parlargli.” E se ne esce. Papà fa così anche ora a 88 anni.
Prima viveva un altro Enzo ma se n’è andato giocando in un cortile di Milano: Di quel bambino mi son rimaste alcune cose isolate:
La gioia per alcuni palloncini in via Dante a Milano.

il colore del vecchio mobile nella casa della nonna nell’antico paese siciliano L’odore penetrante di stallatico del carretto su cui in estate attraversai la Val di mazara Il senso di mare una mattina quando scoprii le orme dei gabbiani sulla spiaggia e il sole era già alto.


Il rumore del vento dolce dall’Africa fra le colonne doriche

Quell’Enzo non ha altra memoria di sé e se non fosse per un nonno e uno zio fotografi, non avrebbe potuto aprire questa porta segreta. Questo post c’è anche perché quel pomeriggio d’ottobre Don Filippo si caricò sulle braccia un bambino con la testa piena di sangue, lo caricò sopra una seicento e lo portò in ospedale in tempo.
Mamma dice però che la notte prima il Signore si spaventò perché mio padre gli disse che poi doveva vedersela con lui se io me ne andavo; sorrido ancora oggi quando ci penso e mi carezzo con la mano la cicatrice che sento, nodosa come una radice, sotto i capelli. Possiedo ancora la capacità di offendermi e amare la mia terra e la vita, ma non chiedetemi perchè: non esiste una risposta decente per ogni cosa, non qui da me.

8 commenti:

ANTONELLA ha detto...

Perchè ricordi? Tu ora sei altro. Non puoi trovarti nelle cose già fatte come non non ti troverai ancora nelle cose che dovrai fare. Tu sei altro ora. Non sei un bimbo. E quel bimbo non sapeva nulla di te. anche l'essenza di noi si trasforma. e a cercare dietro ci si può smarrire.
La capacità di offendersi forse è la nostra comptenza peeggiore.
E' invece una terapia per vincere il nostro orgoglio riconoscere nella volontà di ferirci dell'altro un bisogno estremo di attenzione e di individuazione.
Io ho grande affezione per il VIANDANTE DEL LINGUAGGIO. E PER TE.

VIRI ha detto...

@ANTONELLA- Sono altro ma il bambino non è morto. L'adolescente affrontò gli smarrimenti, imparò ad entrarvi e ad uscirne, talvolta con una preda guizzante fra le mani. L'uomo di adesso si porta appresso entrambi; se ciò che mi chiedi è di rinnegarli sbagli, se invece vuoi che io ci giochi assieme e rischi di esserne sopraffatto bene, lo farò. Tutti abbiamo bisogno di attenzione ma non tutti siamo disponibili a pagare certi prezzi per averla:se io ho la tua credo dipenda dalla mia onestà intellettuale e dalla tua che sa leggere fra le righe. Il post, comunque, è anche una risposta alle affermazioni di chi afferma con sicumera di "conoscere" un luogo e dimentica che per i continenti a volte non basta una vita o può essere sufficiente un minuto. Non desidero modificare in alcun modo le tue affezioni, io le accetto così e da esse mi sento in qualche modo "premiato.

NP ha detto...

La vita è tua, è mia, è di tutti coloro che la amano. Trattala con cura ma fanne ciò che più desideri.
Tu sei un insieme di esperienze e di emozioni che non ti avrebbero fatto arrivare sin qui, qualunque esse siano, se non le avessi interiorizzate facendone tesoro.
Un abbraccio ^_^

Nessuno ha detto...

Penso che questo mio commento non lo pubblicherà.
Glielo scrivo uguale. Mi hanno insegnato che tentar non nuoce.
La volevo ringraziare per la dedica del post.
Uno scrittore d'altri tempi è lei.
Grazie, anzi molte grazie.
Per il post che ha scritto non posso aggiungere null'altro se non che scrive bene, molto bene.
Continuerò a leggerla, mi raccomando non chiuda il blog alla mia lettura. Potrei trovarmi in grandi ambascie!!!

VIRI ha detto...

@NADIA- Vedi? Un parere abbastanza dissimile il tuo da quello di Antonella: Come sempre la soluzione sarà nel mezzo, in quella misura che ci permette di costruire un domani tenendo lucidamente conto dell'ieri. Io sono molto lontano da questa misura, mi sembra palese.

VIRI ha detto...

@VIANDANTE- Le hanno insegnato bene...anche il sarcasmo. Ma è un 'attitudine sterile se protratta nel tempo; curi di più le sue ambascie invece.

NP ha detto...

Sono d'accordo con lei quando dice che siamo in continua mutazione ma si cambia perchè c'è un passato che in qualche modo ci ha influenzati, i nostri genitori, gli isegnanti, gli amici, le cose brutte e molto poco quelle belle. Non avere rimpianti, questo sì, ma del passato fanne tesoro.
Un bacio ^_^

VIRI ha detto...

@NADIA- Un improvviso ed inaspettato cambio del pronome personale! Perchè? Il bacio lo ricambio in prima persona.