martedì 23 dicembre 2008

NESSUNO E' QUEL CHE CREDE

Forse questo spazio esiste solo per raccontarmi. Forse è solo uno stratagemma per durare più a lungo. Non me lo chiedo più, lo vivo e se incontro consolazione l'accetto con gratitudine. Ma non la cerco con ostinazione e lo dico con estrema dolcezza.

Ognuno ha i suoi spartiacque nella vita, il mio porta il nome di una donna: molte delle cose che scrivo nascono da lei e a lei ritorneranno, altre scorrono libere ma hanno il suo imprimatur. Non possiedo il dono della serenità e dell'allegria, ne sono conscio, ma so riconoscerle...e goderne. Quel che segue è per coloro che non temono il significato delle parole quindi anche per me... e per l'altra metà del cielo. A risentirci più in là, dopo le follie festaiole.

ASTRAZIONI


Adesso che sei passata

e sei tornata

adesso ti insinui mentre ti guardi

in giro.

Tra un po' sarai col dito alzato

e una sintassi controversa a giudicare

analizzare

sfoltire

immobilizzare questi ultimi anni.

E ti ho detto dei recenti silenzi:

mi hai risposto che erano tropporumorosi.

E mi hai detto che insopportabile

e' il lento trascorrere
del tempo appresso senza un pugnale

che blocchi il passato alle sue responsabilita'.

Magnifica e furente eri mentre squassavi il

presente e infierivi sui miei ricordi.

Mi hai amato? Ti ho amato?

Ci siamo rincorsi?

Ci siamo persi?

Eri senza di me nell'altro tempo

quello che tu dici dibilanci?

E ti ho detto che non di bilanci

di analisi rilette

e affettuose sino alla morte

e' ora il momento.

Questo e' tempo di astrazioni,

di follia immediata

per me e per te

di un unico amplesso

sbagliato

da ricordare come l'amore

che, trovandoci senz'altro riflessivi,

di noi si e' disgustato.

Adesso che sei passata dentro i miei

occhi

e sei tornata per l'ultimo

ritardo.

venerdì 19 dicembre 2008

CONTINUO A RINCORRERMI, CONTROMANO PERO'


Tutti i miei giorni

Non mi liberai ieri

dello scandalo d'esistere.

Non lo farò nemmeno oggi

preferendo la leggerezza di
pensare

ai giorni in cui pesavo

poco

e il viso avevo di lentiggini

pieno

come di papaveri in estate un

campo di grano.

Quel che fui mi trasfigura

ogni giorno,

quel che sono non riesce nemmeno

ad ingannarmi.


Molti giorni trascorsi senza un Pc a disposizione: improvvisamente le giornate cambiano ritmo anche se il maledetto apparecchio si è rotto contro la tua volontà. In fondo non è stato del tutto un male e, forse, dovremmo farlo tutti di tanto in tanto. Riflettere in modo diverso fa bene alla salute, comunque sia.

martedì 9 dicembre 2008

IL PADRONE DI CASA E' MOMENTANEAMENTE USCITO


Non è vero che mi faccio capire e, allo stesso modo, ciò che scrivo non mi rappresenta quanto io vorrei. Il blog è comunque il confine più vicino ai territori del mio spirito, da lì in poi dovete inventarvi pionieri. Non mi sembra un compito così sgradevole, in fondo è l’anima della blogosfera.
Tutta la mia vita, quella che conta, l’ho trascorsa in un confronto impietoso tra i miei sogni, i miei impulsi e il mondo che m’era toccato di vivere; dopo i 16 anni sono saltato su così tanti campi minati che oggi dovrei essere solo uno storpio, un povero corpo mutilato da ferite non più ricomponibili. La libertà, la democrazia, l’amore e la rappresentanza, la società e perfino la storia, tutto questo enorme e composito fardello di idee non sono mai entrate dentro di me in modo naturale e piano: ogni anelito è stato sempre filtrato dalla cultura della mia generazione e dalla musica che ne era la più diretta emanazione. E ciò non l’ho mai compiutamente digerito! Perché, vedete,non c’è un concetto più avversato da quelli che nel ’68 avevano 16-18 anni di quello di un tutor, dello stronzo di turno che ti dice cosa e come. E non c’è stata una generazione che, invece, ne avrebbe avuto più bisogno, seduta al limitare fra mondi completamente diversi, divisi da spaccature micidiali, lontani per sempre su tutto. Io non amavo, bevevo letteralmente i testi e il suono delle chitarre dei gruppi rock che stavano “devastando” il panorama musicale di quegli anni: lì c’era ciò che volevo o credevo di volere o, meglio, ciò che qualcuno mi aveva fatto credere io volessi. Altri tutor insomma ma più subdoli perché immensamente amati.

Questa è la storia della mia vita: guardare la luna indicata dal dito…e prendere sempre una sberla come se fossi ugualmente un’idiota. Pare che non sia possibile vivere, pensare, amare senza l’ausilio indispensabile di una qualche droga, di un aiuto sintetico che ti apra la mente su orizzonti nuovi e validi. Pare che non sia attuabile alcun valido intervento sulla realtà umana e sociale senza scannare qualcuno o sacrificarlo sull’altare di interessi più alti e nobili. Annuivamo nel ’70, continuiamo a farlo oggi. Io sono un uomo sfinito dalla schizofrenia di un’esistenza accompagnata da gente che artisticamente amavo e politicamente e ideologicamente invece non digerivo. So perfettamente che non ricucirò lo scollamento, non certo in questa vita e il senso d’impotenza mi sta uccidendo lentamente e poi sono solo, giustamente e lucidamente solo.

C’è una luce particolare oggi sullo jonio, un filtro di perla per ammorbidire gli spigoli dei miei umori confusi. Anche ora la musica di uno degli artisti che ho amato di più mi porterà fuori dalle secche di questa sera infinita, sarà il dito che ti indicherà la mia luna, ti dirà le parole che io non so pronunciare e avrò la speranza che l’amore in assoluto ricomponga il dissidio di sempre e che scriverlo non sia stato inutile.

De Andrè ha già iniziato a raccontare del chimico che conosceva la legge che permetteva agli elementi di convivere senza scoppiare e ancora una volta chinerò la testa per ringraziarlo d’avermi fatto guardare oltre.

giovedì 4 dicembre 2008

PROFILO PERSONALE

Terminate, per ora, le intemperanze "templatiche" mi acquieto su questa pagina classica e chiara. Non è detto che, più in la, non ci riprovi: si deve anche considerare che la forma è un recipiente, importante, dentro il quale riversiamo quel che siamo; avevo trovato QUI alcuni template splendidi...ma non si adattano a questa "vecchia" piattaforma. Pazienza, non voglio che l'abito vesta il monaco che non sono mai stato.

Ho deciso di postare alcune cose antiche che abitavano in una dimensione diversa da questa: dove è stato utile e possibile le ho modificate per adeguarle alla nuova atmosfera, più spesso le leggerete così come son nate.

Questo è il mio vero profilo personale:



"Non si affitta ai meridionali", lo vidi scritto la prima volta sui vetri di una portineria di Viale Certosa a Milano, forse era il 1962.

Una delle ultime occasioni per leggere i proclami di difesa della razza dei "Padani". Pochi anni dopo, al liceo, avevo già incontrato la gente e le ideologie, avevo diciotto anni ed ero abbastanza stupido da ritenere di conoscere il mondo.

In verità sui tafferugli con la polizia, occupazioni, lotte di classe, borghesi e proletari mi ero fatto quasi naturalmente una vasta esperienza. Ed è difficile descrivere l'emozione nel veder salire sempre più in alto gli orli delle gonne delle compagne di classe e sempre più in basso i freni inibitori.

C'era, è vero, un gran buco nero sopra il capitolo rapporti uomo-donna e un certo smarrimento davanti ai primi cortei femministi. Ma la politica era tutto. La politica e le idee che la sorreggevano. Questo aveva riempito gran parte dei miei giorni. Per lei si soffriva, si lottava, si litigava e ci si divideva…certe volte si moriva.



L'ideologia di quegli anni liceali e universitari: l'amante ingorda e insaziabile, la nostra mecenate e, insieme, il nostro brutale tiranno, la colla sociale del nostro aggregarsi giovanile. La nostra fantasia idiota e la nostra paura quotidiana.

Credetti allora che non potesse esistere nulla di più totalizzante: gli amici e i ragazzi d'allora ne erano la testimonianza vivente.

Adesso è trascorso abbastanza tempo, adesso è diverso, possiamo comprendere senza serenità quanto fosse grande e inspiegabile la nostra presunzione. Io l'ho capito, ma penso a voi.

A te Walter: avresti ricordato di più l'occupazione del dicembre '69 o i baci di Fiorisa?A te Ferruccio: avresti discusso con maggiore passione dei rapporti sessuali con le compagne emancipate o delle tette d'Adriana?

Mauro ti saresti ricordato sempre delle giarrettiere d'Annalisa?

Per quanto mi riguarda non sarei mai riuscito a spiccicare una sillaba davanti agli imperiosi occhi viola di Tiziana, nemmeno se i vietcong avessero sconfitto subito gli amerikani. Ciao Ambrogio, Stefano, Adelio… un abbraccio anche a voi Silvana, Irene, Mirta, Marina…è dannatamente sicuro che non ci incontreremo mai più.



Nessuna rimpatriata decennale della terza B. Sono certo che avete capito anche voi: ci siamo distratti a lungo per inseguire le idee e l'altra metà del cielo spesso si è presa gioco di noi.

Vi salutai allora, definitivamente. Dovunque vi troviate a me, a voi, forse sarà rimasto il tempo per incontrare il segreto nascosto dentro di noi. Provarci è essenziale. Addio.

mercoledì 3 dicembre 2008

AIUTOOOOOO!

Come avete visto andando in giro per il web alla ricerca di un Template nuovo (ancora non trovato ) HO COMBINATO UN MACELLO. Non ho salvato corrrettamente il vecchio modello e mi sono spariti i LINK che mi ero pazientemente costruito.
Per favore coloro che hanno frequentato questo blog negli ultimi tempi mi facciano un commento su questo schifo di post. In tal modo posso recuperare i link
PS: Mi si è auotomaticamente aggiornato anche internet explorer e sono spariti tutti i miei "preferiti"......forse sparirò anch'io. Proprio adesso che mi ero fatta venire un'idea brillante.

lunedì 1 dicembre 2008

SLOW TIME


Non ho paura di questo tempo lento, posso dirlo con pacata tranquillità: sento che ci trascina lo stesso.

Vi ho detto abbastanza? Vi ho raccontato dei gelsomini, del mare e di una ragazza dagli occhi chiari?

Avevo fretta e non lo sapevo: una frenesia inutile e cattiva, per questo non ho paura del tempo lento di adesso. Dobbiamo leggere di più, capire di più, dobbiamo raccontare anche a chi non sa nulla di blog. E’ ridicolo e sopratutto riduttivo per noi e per gli altri, dobbiamo fermarci , indugiare sui nostri dubbi e su quello che amiamo nel profondo.

Dobbiamo amare di più questa nostra lingua duttile, sinuosa, elegante e amorosa che ci lega e ci fa scambiare emozioni. Facciamo un club del tempo lento, aperto a tutti, una casa tranquilla e sicura che sia la partenza e il ritorno dei nostri viaggi attorno alla parte di mondo che ci tocca. Io voglio la tessera n.UNO. o quella numero 1000, comunque sia voglio la tessera ma senza spingere o urlare. Con dolcezza.

venerdì 28 novembre 2008

CINZIA


Imparai da bambino a centellinare

la magia

che una ragazza

sparge attorno a sé.

Scivolare tra le pieghe di un suo

sguardo,

assaporare poi, nel ricordo

di un’ora dopo, la trasparenza di una

mano,

il particolare timbro di un

silenzio,

gli altri mondi soltanto accennati

in un volgere del

capo.

Ti osservo ancora a quel modo

e tu giochi a far finta di non

saperlo.

Imparai da ragazzo a rincorrere la

diaspora di pensieri che una donna

porta con sé.

Ed è così che non ho mai scordato

il primo stupore

di te.

Un po’ di quella magia ancora

s’insinua tra noi come

una carezza di seta al termine di questo giorno.


Una fuga, dalla violenza e dal sangue: il bisogno disperato di non morire così, di non scrivere di altri addii, di altri vuoti incolmabili, di altre intelligenti crudeltà. Questo blog è una fuga, solo questo. I vostri?

mercoledì 26 novembre 2008

POLVERE E TRAMONTI

Il contatto con il mondo degli altri nella blogosfera mi ha portato il senso del silenzio; è stata una donna: Luna-tica: Qui sotto c'è una realtà non una fantasia: è tutto veramente accaduto. In Sicilia, ad occidente, dove il sole va a dormire dentro il mare.


Selinunte suona magicamente dentro la mia testa, la parola si scioglie lentamente dentro la mia immaginazione: ora si è adagiata qua, davanti a me per soffiarmi sul viso quel che resta di un tempo svanito 40 anni fa, in un pomeriggio come questo quando avresti visto quattro persone camminare lentamente lungo il viottolo che attraversa la zona archeologica.


L'ordine del drappello era sempre lo stesso: mio padre in testa, davanti a tutti di almeno una decina di metri. Poi mia madre, guardinga e speranzosa di un ritmo di marcia meno baldanzoso. Infine io e mia sorella, occupati a sciamare ovunque in ordine sparso. "Passeggiate in famiglia" erano chiamate ed erano ogni volta un'avventura diversa; una sorta d'animazione primordiale senza telecamere attraverso le rovine dei templi dorici della collina orientale, le pietre ammucchiate come pugni di sale bianco sopra un poggio che guardava il mare.


Di nuovo qui, affretto il passo, guardo in alto a occidente, il sole ha iniziato la sua discesa…sento la voce di mia madre. mia sorella ride inseguendo una lucertola. Io invece mi fermo, come facevo allora, per raccogliere una lumaca attaccata ad uno sterpo rinsecchito. Perdo tempo dunque e resto indietro, allora come adesso.

Immobile davanti al tempio il silenzio è assoluto, con la mano cerco la fotocamera dentro la tasca del giubbotto. Sulla pelle scorre un brivido sottile, un'emozione vera: come da bambino questo silenzio è il segno premonitore del miracolo che mi attende fra le rocce.

Le colonne si vanno colorando di un rosa più intenso rubato al sole che, sempre più grande, ormai è quasi sopra il Baglio Bonsignore. Devo muovermi più in fretta. D'ora in poi il tempo muterà nell'intimo la sua essenza, il tempo che qui ha una cadenza sacra, un rito in cui i minuti, i secondi possono dilatarsi o coagulare gli uni sugli altri senza uno schema logico prevedibile.

Quarant'anni prima…. per mio padre, era molto più semplice: una sera dopo l'altra l'estate lunghissima gli regalava opportunità continue di vivere senza fretta. Dopo la sosta al tempio E, ancora pochi passi e tutta la famiglia giungeva sullo spiazzo delle rovine del tempio G: un'enorme quantità di blocchi di pietra grigia, un groviglio inestricabile e confuso di rovi, terra e resti architettonici popolati da gechi e insetti. Dell'immensa struttura restava il perimetro d'alti gradini ed un'unica alta colonna interna, levata come un dito ammonitore e misterioso. Era chiamata da sempre "lu fusu di la vecchia" .

Le voci mi raggiungono nuovamente…-" Mamma, che significa? E dimmelo. Perché non me lo dici?- Non significa nulla di speciale, Mariella. E' un soprannome popolare come tanti, non vedi, somiglia ad un fuso per filare questa colonna"- Interveniva mio padre e, mentre salivamo per un sentiero fra le pietre, ci raccontava per l'ennesima volta di com'erano le cose prima e non fossero più. Filatura compresa
Sento il silenzio, sempre più assordante. Percorro, da solo, la vecchia strada e sono stupito di come niente sia cambiato: le gambe sembrano muoversi in modo autonomo.Mi fermo. Attendo un momento ma le voci sono scomparse, lontano, da molto tempo, questo pellegrinaggio è iniziato da solo, deve finire in solitudine per una logica antica e solenne. Avanti per qualche metro: sono proprio sotto” lu fusu” e le ombre diventano sempre più lunghe. Altri passi veloci… finalmente "la seggia" è davanti a me! Per uno strano e insondabile caso questo pezzo d'architrave, crollando dall'empireo della sua alta funzione, rotolando e spezzandosi assieme alle migliaia di altri blocchi di pietra, è rimasta in cima al mucchio. Superba e insensibile agli insulti del tempo, capovolgendosi, si è sistemata come un divano di foggia avveniristica sopra tutti i resti della gloria ellenica. Arrampicandomi poggio infine le spalle sullo schienale di pietra: è ancora dolcemente tiepido per il calore accumulato durante il giorno. Ma, ora, non c'era più tempo per riflettere: Lo spettacolo sta per iniziare.
Il cielo terso, immacolato, da azzurro è diventato blu intenso. Io, seduto nella mia poltrona, vedo comparire la prima stella: Venere che manda un lampo di luce e comincia a brillare come un gioiello. Il sole, largo e arancione, s'è portato sulla verticale dell'acropoli, il suo disco sta diventando, nella parte inferiore, di un rosso carminio, come fosse venato di sangue. Non c'è più luce, piuttosto un riflesso interno e luminoso che ha vita propria. L'astro scende tra le colonne del piccolo tempio dell'acropoli che sono diventate tanti minuscoli aghi neri, rilevati sullo sfondo del cielo e del mare. Adesso hanno entrambi un'impossibile tinta color indaco.Mi gira la testa. Non vedo nulla, ma sento tutto con precisione assoluta.


Poi, all'improvviso, questo stillicidio cromatico e temporale diventa un urlo viola:Il disco solare emette un respiro tagliente di luce rossa e il tempo si ferma. Tutto immobile: il cielo, la terra su cui poso i piedi, il sole pronto ad essere inghiottito dal mare, le pietre dei templi e l'aria con il suo sottile aroma di rosmarino. Io sono lì, ero lì, sono stato lì... come il bambino di quarant'anni prima e l'uomo di adesso. I miei ricordi d'infanzia legati ai pensieri da vecchio che rigiro nella testa.Ogni cosa al suo posto, sospesa, perfetta nel suo significato più intimo, senza alcuna necessità di collocazione temporale. Probabilmente è questa l'eternità, quella parte di metafisico che ognuno di noi possiede e che spesso chiamiamo anima; il desiderio struggente che divora la nostra vita come un'amante irraggiungibile. Mi invade un benessere calmo, profondo ed io lo assaporo fino in fondo, le braccia allargate e la testa reclinata all'indietro: poter riflettere e finalmente capire come si è chiuso il cerchio della mia vita, cosa ho fatto; Quel che sono diventato è un segreto chiuso dentro di me.
Sono state le cicale a segnare la fine dell'incantesimo, a farmi scendere dal divano di pietra. Attorno al tempio camminavano tranquillamente mio padre, mia madre, mia sorella; la famiglia di nuovo unita ed è stato molto bello tornare ragazzino, con loro.

Quella notte, seduti sul grande capitello rovesciato,




abbiamo ascoltato con attenzione le molte storie,





le piccole grandi avventure narrate da mio padre.


Il firmamento era un enorme puntaspilli di velluto nero pieno di stelle e galassie. Fu eccitante osservare una luce mobile che attraversava lo spazio sopra di noi: un aeroplano? Forse un satellite? Più probabilmente lo sguardo divertito degli antichi Dei che osservavano il nostro formicolare quaggiù sulla terra.

Papà, sono certo che anche tu ricordi le notti in cui stavamo tutti con il viso in aria a farci accarezzare dal vento tiepido che veniva dall'Africa.
Esse non sono trascorse per sempre, sono soltanto andate altrove a raccontare di noi quattro e dei nostri stupori.

martedì 25 novembre 2008

GATTOPARDI VICERE' E CASSATE

Da certi film e da certe riflessioni si esce stranamente pensosi, allo stesso modo si esce da certe passeggiate compiute di mattina, né presto né tardi, consumate in un angolo di giardino pubblico risparmiato al caos cittadino.

Ritengo che ogni siciliano che si rispetti viva dentro di sé quel dualismo che a volte diventa impietoso tra realtà beffarda e utopie, tra concretezza e fantasia, ma soprattutto tra idealismo e lucido nichilismo. Non è sempre un’analisi attenta e colta che ci fa pendere da un lato piuttosto che da un altro: più spesso sono un gesto, un colore o un suono che dispongono il nostro animo ad una benevolenza tanto immediata quanto infondata.
Ce lo siamo detto molte volte e da varie angolazioni, la storia sociale e politica di questa pseudo nazione ha un riscontro non casuale o accessorio nel meridione annesso alla monarchia sabauda dopo il 1860. E appresso alle camicie rosse dei garibaldini scendono poi gli stracci dei contadini e gli abiti di lusso ai balli nei palazzi dei baroni siciliani; scendono anche la cultura, il desiderio di Europa e il richiamo del medioriente troppo vicino per essere ignorato.

Il quadro si ricompone in mille sfaccettature e altrettanti rimpianti: non c’è mai in questa maledetta isola l’occasione di poter dire o affermare in modo definitivo o corroborante, mai un’emozione che non sia pianto e riso, dolore e piacere…passione e stanchezza intimamente fuse assieme.

Il principe Salina attraversa la metafisica della vita e della morte, compatisce gli uomini e affida alle stelle una dimensione più degna di essere vissuta per un uomo; che siano gli altri, i nuovi, i parvenu d’ogni lignaggio a sporcarsi col compromesso eletto a regime di vita. Con gli Uzeda di Catania l’assioma dell’interesse è già presente prima dell’impresa dei Mille e porterà assieme ai frack della Sicilia occidentale ad una stessa identica conclusione: tutto cambia affinché ogni cosa resti al suo posto.

Girare per Palermo o Catania, camminare sul set naturale che le due città sono in massimo grado, produce una lenta e continua schizofrenia: dentro la storia e fuori dalla storia, un valzer che cela ballerini cenciosi e poco eleganti, un palcoscenico che brilla di luce propria e canta al mondo una bellezza da ricercare anche contro l’evidenza.


Per chi non è dei luoghi tutto questo è un discorso incomprensibile, spinge ad un atteggiamento di sublime indifferenza come i cittadini che passano tutti giorni davanti alle balconate di Palazzo Biscari






















o in piazza Duomo


e non riescono più ad emozionarsi davanti alla perfetta simmetria ed eleganza del bianco e nero della lunga via Etnea che nasce dall’arco sul mare e il giardino e punta diritta e sicura verso il vulcano che l’attende inesorabile.

O come i palermitani che non sollevano neanche lo sguardo verso le incredibili ville liberty di viale della Libertà


e hanno dimenticato che tutta la storia del paese che sta oltre lo stretto, anche quella peggiore, è partita da queste piazze e sotto queste palme.
Ho scritto questo post davanti a Palazzo Ganci e mi rendo conto che solo una piccola parte dell’immensa malinconia che mi ha attraversato è poi finita fra queste righe;
a pranzo poi la ricotta finemente lavorata, aromatizzata alla cannella, delicatamente farcita da gemme di cioccolato, vestita da una finissima glassa al pistacchio e preceduta dalla frutta candita, è diventata la metafora di questa terra



Una cassata, eccessiva in ogni suo aspetto.

sabato 22 novembre 2008

LUNA

Bianca
Chiarissima
Chiami la luna perché ti
preceda.
Sei il gelsomino che
di notte respira qui
vicino,
l’eco di uno sguardo,
il mio fissarmi sul pensiero
di te.
Non so spiegarmi il mio
animo
Immerso dentro questa
luce bianca,
chiarissima.
Persa per sempre.

Scritta e pensata nell'ultima notte di agosto di quest'anno che se ne va. Distesa sul foglio per un momento di eternità che mi passò vicino e mi salvò. Buon fine settimana.

giovedì 20 novembre 2008

SIPARI

Qualcuno ha parlato di dolcezza ed io avevo voglia di fuggire. Chissà perchè nominarla un po' la fa sfiorire. E' così delicata, fragile come un merletto, sottile come un pensiero al mattino, indimenticabile quanto rara. La mia dolcezza di ieri era questa, quella di domani sarà un ricordo. Mi ripropongo perchè nonostante tutto ancora ci penso:



SIPARI

Di mattina ti guardo anche se

da tempo non sei più qui.

Mi muovo fra le pieghe di quel che

eravamo: il viso serio, le labbra ferme,

gli occhi abbassati.

Devo essere uno spettacolo curioso

per chi guarda libero dalla mia malattia

e incomprensibile.

Io attraverso le scene della nostra vita

e c'è sempre qualcosa fuori posto;

muovo gli oggetti del cuore

in modo diverso,

dispongo la curiosità d'esistere

in altra direzione.

Ma c'è sempre qualcosa fuori posto

uno spigolo, un grosso armadio,

una traccia,

un camuffamento mal riuscito,

un'urgenza crudele,

intromissioni tra un sipario e l'altro.

L'ultima scena è sempre vuota.

giovedì 13 novembre 2008

Un piccolo amore


Rigiro questo libro tra le mani: “IL SESSO E’ AMORE” di Raffaele Morelli ed. Mondadori. L’amore, sempre l’amore, prima o poi l’amore. Abbiamo voglia di magia ma dirlo sembra sconveniente o pericoloso?

Leggo…L’unica cosa che unisce una coppia è il sesso. Non i figli, la convivenza o un sogno romantico…ciò che conta è l’attrazione fisica, perché l’eros è amore, solo lasciandosi andare alla sua forza saremo appagati…Il romanticismo in quanto illusione è una malattia che distrugge l’amore. Carichiamo di aspettative ogni nuovo incontro pensando di avere a che fare con principi azzurri o donne angelicate che sono false rappresentazioni, maschere, specchietti per allodole…Bisogna smettere di pensare che esista un amorepuro e un amore sporco, un amore divino e uno infernale, un amore sacro e uno profano. L’amore è attrazione, desiderio, piacere e basta.

Il libro sta chiuso fra le mie mani ed io mi guardo in giro: ci sono eco che giungono da lontano. Le riconosco come parole antiche eppure pronunciate da me quando non ero stanco come lo sono ora. Io so sorridere all’eros che ogni tanto passa da queste parti, non è così difficile ma non mi basta. Ho fame e lui si dilegua sotto un reggiseno di colore sbagliato, un trucco fuori luogo, una parola sbagliata. Troppo comodo, troppe changes e pochi prodotti originali; ho un sogno diverso e me lo curo per quello che è, una metafora di un fallimento cercato per l’intera vita. Un libro così di certo io non lo scriverò mai.


-NELLA VITA MATRIMONIALE L’AFFETTO NASCE QUANDO I CONIUGI ASSOLUTAMENTE SI DETESTANO ( O. WILDE )-

Ma perché allora io ho divorziato?

sabato 8 novembre 2008

WE ARE DIFFERENT, BUT WE DON'T KNOW HOW


Ho bisogno di calma perchè ci sono troppe cose fuori posto. Alcune di esse lo sono da una vita altre sono le conseguenze a lungo termine delle prime. E poi ci sono le situazioni nuove, quelle che non ti aspetti e sono le più terribili. Sto nei blog da tempo: all'inizio mi affascinavano e tutto il resto passava in secondo piano, dopo una giusta quantità di tempo i nodi sono pian piano venuti tutti al pettine: Ed eccoli qui messi in bell'ordine. Smania di protagonismo e narcisismo, faziosità a gogò, invidie e stupidaggini spacciate per verità sacrosante etc. etc.
Non solo questo per carità ma il sogno dorato di un eden di socialità genuina e fuori dagli schemi, di un confronto acceso ma fruttuoso, di libertà d'espressione senza l'angoscia di dover piacere a tutti i costi, tutto ciò è ritornato nel limbo di un'utopia lungi dal realizzarsi.
Il fatto è che la mia pazienza si esaurisce a vista d'occhio; scrivere un post per se stessi può avere un senso che non sia patologico? Le prossime volte mi spiegherò meglio, per ora un sereno weekend ( questi americani ).

Comunque una cosa che mi ha lasciato veramente di stucco è l'iniziativa partita a razzo sulla blogosfera, iniziativa nata dall'infelice battuta di Berlusconi su Obama "abbronzato". La potrete comprendere meglio andando sul sito http://yeswearedifferentit.blogspot.com/ , chissà che non venga la voglia a qualcuno di voi di partecipare attivamente all'iniziativa, tutta l'Italia è attraversata da questo furore di essere rappresentata in modo diverso. Che sò, un D'alema, un Pecoraro Scanio, un Rizzo, una Guzzanti, un Santoro o un Grillo oppure un magnifico Romano Prodi. That' very nice, yes we are different, we are italians.

giovedì 6 novembre 2008

44° PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI D'AMERICA


In certi momenti i commenti a caldo servono a poco: è preferibile leggere attentamente. E riflettere. Avevo pensato di postare il discorso di Obama in lingua originale perchè suona molto meglio, lo pubblico in italiano solo per comodità e con alcuni piccoli tagli (evidenziati).-

-Se lì fuori c'è ancora qualcuno che dubita del fatto che l'America sia il luogo dove ogni cosa è possibile, che si chiede se il sogno dei nostri fondatori è ancora vivo, che ancora dubita del potere della nostra democrazia, questa notte è la vostra risposta.E' la risposta data dalle code che si sono formate attorno a scuole e chiese, code così numerose mai viste da questa nazione, code di persone che hanno aspettano 3 o 4 ore, alcune per la prima volta nella loro vita, perchè hanno creduto che questa volta doveva essere differente, che le loro voci avrebbero potuto fare la differenza.

E' la risposta data da giovani e anziani, ricchi e poveri, democratici e repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, nativi americani, omosessuali, disabili e non. Americani, che hanno lanciato un messaggio al mondo: non siamo mai stati una mera collezione di individui o una collezione di stati rossi e blu. Siamo, e saremo sempre, gli Stati Uniti d'America.

E non sarei qui stasera senza il fermo supporto della mia migliore amica degli ultimi 16 anni, la roccia della nostra famiglia, l'amore della mia vita, la first lady Michelle Obama.Sasha e Malia vi amo entrambe più di quanto possiate immaginare. E vi siete guadagnate il nuovo cagnolino che verrà con noi alla Casa Bianca.E anche se non è più tra noi, so che mia nonna ci sta guardando, insieme alla famiglia che mi ha reso ciò che sono. Mi mancano questa sera. So che il mio debito con loro è smisurato. A mia sorella Maya, mia sorella Alma e tutti gli altri miei fratelli i mie sorelle, grazie per il supporto che mi avete dato. Ve ne sono grato. .................

Ma soprattutto, non dimenticherò mai a chi in realtà appartiene questa vittoria. Appartiene a voi. Appartiene a voi. Non sono mai stato il candidato appropriato per questo ruolo. NOn siamo partiti con molto denaro o approvazione. La nostra campagna non è passata nelle sale di Washington. E' iniziata nei cortili di Des MOlines, nei salotti del Concord e tra i portici di Charleston. E' stata portata avanti dalla classe operaia (working men and women) che davano ciò che potevano dei loro piccoli risparmi: 5 dollari, 10 dollari, per la causa. E' cresciuta tra i giovani che hanno rifiutato il mito dell'apatia della loro generazione, che hanno lasciato le loro case e le loro famiglie per lavori che offrivano uno stipendio basso e poche ore di sonno. E' cresciuta tra i non così giovani (not so young people) che coraggiosamente hanno bussato alle porte di perfetti estranei, e dai milioni di americani che si sono offerti volontari per dimostrare che 200 anni dopo un governo fatto di persone, per le persone non è scomparso dalla faccia della terra.

Questa è la vostra vittoria. E so che non lo avete fatto solo per vincere un'elezione. E so che non lo avete fatto per me. Lo avete fatto perchè capite la gravità del lavoro che c'è da fare. Anche se stasera celebriamo, sappiamo che le sfide che ci porterà il domani saranno le più importanti dei nostri tempi, due guerre, un pianeta in pericolo, la peggior crisi finanziaria degli ultimi anni.Anche se stiamo qua stasera, sappiamo che ci sono Americani coraggiosi che si svegliano nel deserto dell'Iraq e nelle montagne dell'Afghanistan e rischiano le loro vite per noi.

Ci sono genitori che restano svegli dopo che i figli sono andati a letto, e si chiedono con che soldi potranno pagare la loro educazione. C'è una nuova energia da emanare, nuovi lavori da creare, nuove scuole da costruire, e placare minacce, ristabilire alleanze.

La strada di fronte a noi sarà lunga. Possiamo non arrivarci in un solo anno ma, America, non sono mai stato così fiducioso come lo sono ora. Vi prometto, noi, noi persone, ci arriveremo. Ci saranno false partenze, molti non saranno d'accordo con ogni decisione che prenderò da presidente. E sappiamo che il governo non può risolvere tutti i problemi.Ma sarò sempre onesto con voi nei riguardi delle sfide che affronteremo. Vi ascolterò, soprattutto quando non saremo d'accordo. E soprattutto, chiedo a voi di unirvi nel ricostruire questa nazione, mattone dopo mattone.Quello che è iniziato 21 mesi fa non può finire questa notte.La vittoria da sola non è il cambiamento che cerchiamo. E' solo la possibilità per poter mettere in atto quel cambiamento. Non può avvenire senza di voi, senza un nuovo spirito di servizio, di sacrificio..............................................

E per quegli americani il cui supporto non mi sono guadagnato, non avrò avuto il vostro voto stasera, ma ho sentito le vostre voci. Ho bisogno del vostro aiuto, e sarò anche il vostro presidente.

E per coloro che vogliono distruggere il mondo: vi sconfiggeremo. E coloro che cercano pace e sicurezza: vi supporteremo. E per tutti coloro che si sono chiesti se l'America ha ancora la sua luce, che brilla come stasera, vi abbiamo provato che la vera forza della nostra nazione non è nelle nostre braccia o nell'abbondanza delle nostre risorse, ma nel potere duraturo dei nostri ideali: democrazia, libertà, possibilità e speranza. Questo è il vero mito americano: che l'America possa cambiare. Queste elezioni hanno dentro di sè molte storie che verranno raccontate. Ma voglio parlarvi di una donna di Atlanta, come tanti altri che hanno voluto far sentire la loro voce in queste elezioni, ma con una piccola differenza: Ann Nixon Cooper ha 106 anni. E' nata una generazione dopo la schiavitù. al tempo in cui non c'erano macchine sulle strade o aerei nel cielo, quando qualcuno come lei non poteva votare per due ragioni: perchè era una donna e per il colore della propria pelle. E stasera penso a tutto ciò che ha visto in America e tutto ciò che ha attraversato ................

In un tempo in cui le voci delle donne venivano zittite e le loro speranze ignorate, lei ha vissuto per vedere le donne alzarsi e gridare le loro speranze, e prendere in mano la scheda elettorale. Yes we can.

Quando le bombe hanno distrutto i nostri porti e la tirannia minacciava il mondo, lei era lì per vedere una generazione giungere alla grandezza e la salvezza della democrazia. Yes we can.

Lei era lì per gli autobus a Montgomery, i getti d'acqua degli idranti della polizia a Birmingham, per un ponte a Selma, e per un predicatore d Atlanta che disse alle persone che "noi trionferemo".

Yes we can. Un uomo è andato sulla luna, un muro è caduto a Berlino, un intero mondo è stato reso vicino dalla nostra scienza e dall'immaginazione.

E quest'anno, in queste elezioni, ha messo il suo dito su uno schermo e ha registrato il suo voto, perchè dopo 106 anni in America, tra tempi bui e tempi migliori, lei sa come l'America può cambiare. Yes we can..................................

Questa è la nostra possibilità per rispondere a quella chiamata. Questo è il nostro momento.

Questo è il nostro tempo, di rimettere la gente al lavoro, di aprire le porte a possibilità per i nostri figli, di far tornare prosperità e portare avanti la causa della pace; di ribadire il sogno americano e ribadire la verità che anche se tanti, noi siamo una cosa unica; che se respiriamo, speriamo.

E dove ci scontriamo con cinismo e dubbi e coloro che ci dicono che non ce la possiamo fare, noi rispondiamo loro con quella fede senza fine che crea lo spirito di una nazione: yes we can.

Grazie a voi, che dio vi benedica, e che benedica anche gli Stati Uniti d'America.

mercoledì 5 novembre 2008

J HAVE A DREAM


Obama presidente come previsto: un sogno che diventa realtà per la maggior parte degli afroamericani d'America e per gran parte dell'elettorato giovanile. Dire che i negri non avessero pedine importanti nel precedente staff presidenziale è un'idiozia: Condy Rice e Colin Powell dove li mettiamo?
Ma "the President" è un'altra cosa e quindi aspettiamo il cambiamento perchè è in suo nome che gli americani hanno affollato i seggi elettorali oltre ogni previsione.

Il futuro? Io per giudicare un uomo e la sua politica aspetto i fatti, mi baso su quello e non sul colore della sua pelle. Ma M. Luther King adesso può riposare in pace: il sogno si è avverato e poteva accadere solo negli States.

PS: Da noi è trascorso il 4 novembre così, senza un gemito, una giornata come tutte le altre, senza storia, senza un'idea, senza unità, senza interesse. Dove sono i sogni da noi? Quali sono i sogni? Chi siamo? Anche noi che ogni tanto buttiamo giù 2 righe e accanto scriviamo che, attenzione per carità, non siamo giornalisti, noi che discutiamo della vita e della morte, che usiamo un galateo tutto particolare e ci frequentiamo solo in compartimenti stagni e che se andiamo sull'altra sponda stiamo molto attenti a ciò che diciamo e spesso usiamo l'anonimato perchè ci dà più sicurezza. Dove sono i nostri sogni veri? Forse sono nascosti in quello che è sulla punta di questa maledetta tastiera e non riesce mai a venir fuori.
CHANGE WE NEED.

martedì 4 novembre 2008

LA CANZONE DEL PIAVE NON MORMORA PIU'


Festa delle forze armate e dell’unità nazionale. Ma per chi?
Qualcuno ha ascoltato la più importante rete televisiva nazionale ieri sera?
“Porta a porta” è stata il paradigma di quello che è l’Italia di oggi, 4 novembre 2008: a novantanni dalla fine di una guerra terribile che ha lasciato in ogni paese e città della penisola un cippo o un monumento che ricorda uomini morti combattendo, succede che si invita Sansonetti direttore di un giornale comunista il quale esordisce dicendo che lui è contrario all’idea di patria, che vorrebbe parlare dei 2 o 3 mila fucilati per diserzione.
Succede che una medaglia d’oro al valor militare immobilizzato su una sedia rotelle lo ascolta e non gli sputa in faccia.
Succede che il coro degli alpini della Julia non si alza e se ne va. Succede che uno storico ( non ricordo il nome ma poco importa ) fa un discorso teso a dimostrare l’aggressione italiana all’Austria.
Succede che Bruno Vespa conduce con la consueta e immobile perizia e il ministro della difesa ascolta cose orrende senza alcun apparente sdegno.
I monumenti ai 600 mila caduti della grande guerra giacciono coperti dalla polvere dell’oblio, dal disonore di una festa mancata ( dov’è la data segnata in rosso? ) . Ma la cosa più terribile di tutte è la mancanza di memoria in quelle generazioni che oggi hanno dai 16 ai 25 anni, E QUANDO IN UN PAESE SCOMPARE IL LEGAME COL PASSATO DELLE GIOVANI GENERAZIONI, QUANDO LA PAROLA PATRIA E SACRIFICIO NON E’ PIU’ DI MODA, ALLORA QUEI RAGAZZI DI 90 ANNI FA SONO MORTI INVANO. ALLORA L’UNITA’ NAZIONALE E’ UNO SBERLEFFO, UN DIALETTO DIVERSO DA AGRIGENTO A UDINE.
Io mi vergogno di questa pseudo nazione e il Piave non ha più nulla da mormorare: lo straniero è in casa.

lunedì 3 novembre 2008

USA FOR PRESIDENT


Non abbiamo azzeccato molto negli ultimi tempi degli umori americani. Quattro anni fa sull'esito delle votazioni che hanno riconfermato Bush ci sono state "barzellette". I nostri commentatori poilitici più sono famosi più si ritengono unti dal Signore e, come tali, infallibili. Stavolta stanno tutti sul chi vive: forse stanno imparando la lezione, quella di non ragionare sul mondo a stelle e strisce con l'ottica europea e soprattutto italiana. A me sinceramente non piacciono nè Obama nè Mc Cain, nessuno di loro ha caratura presidenziale per il più potente stato del mondo ma se dovessi scegliere infine voterei per Obama. Ma è sbagliato pensare che egli sia un uomo di sinistra come lo intende la nomeclatura nostra: gli americani in ogni caso hanno senso di nazione e di patria e curano i loro interessi in primis, un'utopia assoluta per noi italiani. Ma è difficile capirlo.

venerdì 31 ottobre 2008

POST SCRIPTUM o il primo rospo sputato.


Della cosiddetta "Riforma Gelmini" mi piacciono:
- Il ritorno di un maestro unico, figura importantissima nella psiche di un bambino. Per lustri i ragazzi sono cresciuti sotto la guida di un 'unica figura educativa e sono venuti fuori cittadini esemplari.
- Le graduatorie su base provinciale e non nazionale per l'mmissione in ruolo dei docenti. E' una cosa voluta dalla Lega ma non mi pare esecrabile.
-Il ritorno ai voti decimali per elementari e medie: alle elementari il voto numerico verrà affiancato da un giudizio scritto. Meglio di quella ridicola farsa dei giudizi , palestra di artifici retorico letterari senza senso.
- Il voto in condotta determinante per il giudizio finale dell'alunno: FINALMENTE!!! Vediamo se sarà più facile sbarazzarsi di bulli, bulletti e delinquenti vari sostenuti spesso da famiglie più criminali dei ragazzi.
- I libri di testo che finalmente dovranno durare almeno 5 anni alle elementari e 6 alle medie. Vediamo di porre un freno allo scandalo delle case editrici e ai loro giochetti sporchi di far soldi sul sangue delle famiglie.
- Il ritorno dell'educazione civica sotto il nome di "cittadinanza e Costituzione" una decisione esemplare per il futuro del civismo e della tolleranza democratica in Italia. Una cosa che, da sola, dovrebbe farci ringraziare il ministro!
- SSIS ovvero scuola di specializzazione per l'insegnamento secondario; gli studenti del nono ciclo attualmente esclusi saranno rimessi in graduatoria in base ai punteggi e ai titoli posseduti.
Per chi e per cosa protestano le grandi menti che sfilano in piazza in questi giorni? E' qualcosa che fa vomitare per l'arroganza e la voluta ignoranza del decreto legge che cerca di tappare le falle principali ed è stato visto invece come un massacro tout court. Andate a leggere il decreto invece di strillare cazzate.

Brutta giornata, giornata grigia piena di pensieri corposi e pesanti come il cielo sopra di me. Si ha un bel dire "faccio tutto da me- sto bene da solo- o con me o contro di me" Balle! La solitudine fa male, quella intellettuale ancora di più. Continuo a scrivere post che leggo solo io e altri quattro gatti: c'è poi un'emorragia continua di bloggers in questo periodo, molti si sono rotti e lasciano, spesso erano in gamba ma andarsene è una decisione troppo personale per poter essere discussa. Sento con chiarezza che tutti, più o meno, scantoniamo quando il discorso diventa pericoloso, che evitiamo o non sappiamo scendere al fondo storico delle cose. Siamo ciò che siamo diventati non qualcosa nato come un fungo in una notte di pioggia; questo è il motivo di colossali bugie che ci vengono propinate dando per scontato che noi NON SAPPIAMO, ABBIAMO SCORDATO. Con i ragazzi di 16-20 anni il gioco è ancora più facile e ciò mi deprime perchè non possiamo avere un futuro se non abbiamo un passato e di esso conosciamo solo quello che qualcuno interessato ci ha voluto raccontare. Vale per la "riforma" Gelmini, per i partiti politici, per la nostra Costituzione e per la storia dal 1860 ad oggi. Vedo spesso nelle intestazioni di molti blog affermazioni del tipo: " sono di sinistra quindi state attenti o voi che entrate" oppure " sono fascista, odio gli stranieri e non rompetemi i c...ni". Una magnifica espressione di galateo postmoderno che è quasi più ridicolo dell'affermazione: "Questo blog non è una testata giornalistica etc. etc ". Il mio blog non so di preciso cosa sia, forse un diario elettronico o un tentativo di esprimere il proprio mondo interiore, forse solo un gioco adulto di comunicare le proprie opinioni ( ammesso che siano così interessanti ) o altro ancora. Comunque sto pensando di scrivere qualcosa che attiene alle radici di cittadini italiani, qualcosa di poco condivisibile ma profondamente mio. L'ho già detto: è una giornata grigia e pesante e oltre la siepe c'è solo il buio.

martedì 28 ottobre 2008

QUEL CHE NON SI DICE ovvero POLITICAMENTE SCORRETTO


Dareste il volante in mano su una strada piena di curve di montagna ad un ragazzo senza patente e che nella sua vita ha guidato sempre e solo una vespa?
Un’infinità di discussioni, mille voci ( quasi tutte volte in direzione degli studenti che giustamente protestano ) e nessuno che affronti i problemi base, quelli che stanno all’inizio di questa e di molte altre questioni. E’ un massacro della logica dell’interloquire, un sistema che parte dalla fine dando per scontato ciò che scontato non è.
A scuola fanno lezione gli studenti o gli insegnanti? Ha senso demandare ai ragazzi la gestione dell’insegnamento? Ha senso impostare i programmi, le materie e le ore ad esse dedicate secondo le “direttive” degli studenti? Che qualifica hanno i ragazzi che sfilano in corteo o bloccano l’accesso ad una scuola per fare lezione? Cosa sanno e quindi cosa hanno da insegnare su argomenti di storia , filosofia, matematica, letteratura, fisica, arte…etc, etc?
Molti obietteranno che la classe docente fa schifo, che è una massa di somari, di persone senza alcuna dignità culturale. Si potrebbero fare numerosi distinguo ed evitare generalizzazioni ingiustificate ma ammettiamo che sia una critica giusta e assolutamente centrata: sostituireste una mandria di somari con un’altra? Questa sarebbe la soluzione ai mali della scuola? Avete sentito parlare gli studenti in questi giorni? Li avete guardati negli occhi mentre parlano? Siamo tutti veramente convinti che dietro le frasi sgangherate di questi ragazzi non ci sia la mente, l’imput di organizzazioni politiche e sindacali ben più lucide e con obiettivi ben più chiari? E quali sono questi obiettivi? Migliorare? Riformare? O lasciare tutto così com’è?
Ma veramente credete che l’insieme degli studenti di oggi fra i 15 e i 25 anni abbia in sé la maturità, la misura e la cultura per gestire un liceo o un’università?
Parliamo di questo che è l’inizio; i cortei, gli slogans e tutto il resto sono lo stadio terminale di un cancro iniziato molto tempo fa. E mai curato perché evidentemente fa comodo a molti anche in alto loco, di destra e di sinistra; a giovanotti di 20 anni , apparentemente, fa comodissimo, poi tra altri due decenni ne riparliamo.

domenica 26 ottobre 2008

DEJA VU


Osservo i fatti di questi giorni, i cortei e le dimostrazioni: io li vedo come un futuro in bianco e nero. I ragazzi che sfilano e urlano slogans, che saltano e si abbracciano per le strade mentre passano dimostrando contro il decreto Gelmini, questi ragazzi sono nati mentre cadeva il muro di Berlino e un certo modo di fare il marxismo, sono certo che nessuno di essi ha mai camminato per le strade sotto il cielo degli anni 70.

Li sento parlare in Tv o in giro per la città: sanno poco e quel poco è cosa di terza mano assimilata in fretta da qualche filmato televisivo.

E' qualcosa di disperante: una minestra ideologica riscaldata e consumata in una dimensione senza tempo; altrettanto disperante capire di essere solo a sentire così. Ho sentito i cori anti Gelmini e gli slogans, sono un remake una copia triste dell'originale: è spuntato di nuovo il "collettivo studentesco", i picchetti, i tamburi, i megafoni e , ovviamente, i Che Guevara sulle bandiere rosse.

Ho guardato molti notiziari, ascoltato decine di "salotti" sulle varie reti televisive e la sensazione rimane, precisa: questi ragazzi sognano di cristallizzare il mondo. Ed io continuo a non capire: in nome di cosa protestate giovanotti? Volete davvero difendere una scuola così? Una scuola e un'università schiava del malfunzionamento, del pressapochismo, dei baroni e dei loro privilegi? Una cosa vecchia e misera che non da futuro nè cultura ma solo un posto di parcheggio esistenziale sine die?

La riforma Gelmini non vi piace? Va bene, protestate, è vostro diritto; ma fatelo per qualcosa di veramente nuovo e produttivo non per difendere lo sfascio assoluto! Siete arroccati a difesa della cittadella del privilegio e delle baronie, quelle che hanno ridotto il vostro paese nel modo che vedete. Cambiatelo con fierezza, sacrificio, cultura e senza slogans maleodoranti gestiti da vecchi marpioni senza scrupoli. Aprite gli occhi.

giovedì 23 ottobre 2008

LA MACCHINA DEL TEMPO


Giro da ieri sul web e la musica è ovunque la stessa: ma io mi chiedo e vi chiedo, possibile che una così diffusa uniformità di giudizi nel mondo giovanile e non solo non vi metta in allarme?

Non esiste, a mio parere, un modo più dittatoriale, antidemocratico e violento di imporre una condizione o un'idea di un picchetto. Si entra o non si entra in una fabbrica o in una scuola perchè si è convinti della bontà dela decisione e non per comodo o per paura di essere massacrati a legnate dai compagni democratici posti a custodia di un ingresso. E' così difficile da capire questo concetto? E' così antiliberale e arcaico? La libertà di scioperare va in parallelo con quella di non farlo e lo stato deve garantirle entrambe. Il 68 cominciò così con una continua e scientifica violenza pilotata da menti molto fini e astute che sfruttarono l'insipienza e la naturale arroganza giovanile per obiettivi politici molto più ampi e concreti. La scuola che uscì da quel massacro schifoso è esattamente quella che abbiamo davanti: non un paradiso di confronti e cultura ma un'arena di somari più o meno allegri e violenti, di bulletti ridicoli e genitori evanescenti. Se vogliamo tenerci questo cadavere puzzolente come se fosse un'odalisca sexy e profumata basta piazzarsi davanti ad un liceo e dare una spallata ad un coetaneo che vuole entrare, dirgli:" Ehi, stronzo, dove stai andando!". Oppure prendere una nidiata di bambini tra i 6 e gli 8 anni e portarli in corteo con tanto di striscioni. Basta poco.

mercoledì 22 ottobre 2008



Ci sono mattine immobili come pietre, lasciate lì sul bordo della strada ad in indicare una sosta o un intoppo, qualcosa su cui è necessario riflettere. Il rumore delle notizie è molto forte e incombente: quello dei pensieri ad esse collegate è un fruscio più discreto invece ma non meno continuo.
Ecco io vorrei un attimo di sospensione, netta e pura, un momento senza alcuna specificazione o utilità incombente; una pausa pura e semplice. Pare che non sia più in commercio, non conviene ai produttori di pensieri contraffatti.

lunedì 20 ottobre 2008


Io non faccio opinione ma ho delle opinioni; contemporaneamente sento sempre più invadente la sensazione che molti altri, nei blog e fuori ( anche ad alto livello ) pretendano di fare opinione con la O maiuscola senza informarsi, senza leggere, senza riflettere. Ci sono molte voci in giacca e cravatta e con auto blu al seguito che fanno dello slogan e dell'ideologia fine a se stessa la propria bandiera: esse sono osannate e portate sugli altari della più nobile e corretta informazione. Scuola, ancora scuola perchè la ritengo al centro della crescita civile di uno stato; e scioperi e cortei contro quella che viene definita una riforma INFAME. Ci sono sostanzialmente le seguenti accuse:

-ABOLIZIONE DELL'EDUCAZIONE CIVICA: non è vero, essa è stata introdotta col nuovo nome di " Cittadinanza e Costituzione" e sarà materia obbligatoria.
- ABOLIZIONE DEL TEMPO PIENO: non è vero, è anzi previsto un aumento del 50% di tale tempo sfruttando la aumentata disponibilità di insegnanti dovuta all'introduzione del maestro unico.
- AUMENTO DELLE ORE DI LEZIONE: non è vero, nelle scuole superiori ad es. le ore diminuiranno di ca. 3 o 4 unità alla settimana.
- 87000 TAGLI IN ARRIVO: non è vero. Innanzitutto nel pubblico impiego non sono possibili licenziamenti di questo tipo! La spesa per la gestione della scuola come sistema sta andando fuori controllo e senza fondi da spendere non c'è alcuna discussione possibile in prospettiva futura. Si tratta non di tagliare bensì di porre un freno ad una corsa folle verso il vuoto.
-PENALIZZAZIONE DEGLI STIPENDI DEI PROFESSORI: è falso. Una parte dei soldi risparmiati controllando le spese saranno usati in premi in denaro per gli insegnanti Si calcola che nel 2012 per ca 250000 professori ci sarà un bonus variabile tra i 5 e i 7 mila euro.
Questa per sommi capi la riforma Gelmini: non è perfetta ma certamente non merita gli insulti anzi i ragli di cui è stata fatta oggetto. Mi fa impressione sentire parlare di una questione così importante come una riforma scolastica soltanto per epiteti o slogans vecchi e beceri, soprattutto tenendo conto dello stato di degrado educativo e non in cui versa la nostra società e la scuola che ne è lo specchio fedele. CHI NON SALTA GELMINI E', ovviamente.

venerdì 17 ottobre 2008

GREMBIULI AL ROGO


I bambini di 6-7 anni o addirittura più piccoli che fanno la "notte bianca" a scuola per protestare contro la riforma Gelmini. Questa è una delle cose più assurde che io abbia mai visto: un controsenso logico e morale di cui mi pare inutile discutere perchè o lo si capisce per buon senso oppure già spiegarlo diventa una sofferenza. Eppure anche questo è accaduto e i genitori assieme alle maestre e agli insegnanti di sostegno hanno trascorso un'allegra serata tra le aule scolastiche per dimostrare che qualsiasi fine, anche il meno logico e chiaro, giustifica i mezzi, anche i più aberranti. Per non essere da meno gli studenti delle scuole superiori e delle università hanno iscenato cortei e manifestazioni in molte città d'Italia: manifestano contro una riforma che tocca quasi esclusivamente la scuola elementare ma, si sa, fare casino ed insultare in modo scurrile i professori e i "rappresentanti del potere" è un habitus irrinunciabile nelle giovani leve degli ultimi 30 anni. Leggere, informarsi e riflettere evidentemente no. Così la Gelmini è una stronza solo un po' più decente della Garfagna e bisogna lottare strenuamente per lasciare la scuola italiana com'è con un numero di bidelli nulla facenti apocalittico, di insegnanti malpagati e impreparati in numero vergognoso e, sopratutto, con una pletora di "studenti" la cui ignoranza e arroganza sarà il viatico per una società più giusta e civile in futuro. Al rogo i grembiulini e, con essi, il senso della misura e della cultura nel nostro paese.
Sono depresso.

martedì 7 ottobre 2008

KKK

In un modo o nell'altro dobbiamo intenderci, non è detto che siano la tv o la stampa ad offrirci tale opportunità. Stiamo diventando un paese razzista!? Se leggi la stampa intellettualmente impegnata, se vai sui blog, la risposta è francamente positiva: il razzismo ormai è più che incombente, è un dato di fatto. In quest'ottica il povero negro, il povero cingalese, il povero cinese o il povero magrebino giunto sul nostro territorio ( a proposito questo termine non lo sa più nessuno cosa significhi, ma all'estero gli altri lo sanno benissimo ) viene sfruttato, massacrato di lavoro e di botte in modo pressochè normale. Lui che era venuto con lo spirito costruttivo di rifarsi una vita nel rispetto di regole e abitudini millenarie e lontane dai suoi costumi; lui viene ripagato con ferocia disumana per questo suo spirito d'abnegazione. Pare che l'ondata di razzismo si sia ormai diffusa ovunque : dal ricco nordest alle metropoli padane, dal centro al sud fannullone ed ipocrita. Solo la chiesa è rimasta come baluardo a questa logica di barbara persecuzione ma non basterà: troppe e troppo grandi le colpe dei secoli passati contro quelle popolazioni che ora premono ai nostri confini piene di cultura e fede, coi loro abiti cenciosi e colorati. Esse sì che hanno il diritto di muoversi liberamente dentro la vecchia e polverosa Europa, con i suoi parlamenti inutili, le sua università e i suoi intellettuali decrepiti e reazionari. Come è possibile anche solo pensare di mettere un freno o di regolamentare gli afflussi? Scandaloso! Vergognoso!! Razzista!!! Ci siamo dimenticati i nostri emigranti ( ? ) e le loro tristi odissee; ci siamo dimenticati della fame e dei bisogni dell'umanità povera? Sì ce lo siamo dimenticati ed è ovvio, stiamo diventando un paese fascista ( ? ).

Ma chi crede veramente a questo panorama? Qualcuno di voi lo ha visto? Così? E' questa l'Italia diffusamente? Secondo me no: l'Italia semplicemente non è e questo è il motivo per cui ciascuno ne fà strame come e quando vuole, anche i poveri clandestini ( ma poi diventeranno elettorato, no? )



martedì 30 settembre 2008

TESTI SACRI

C’è un’aria strana in giro, se girate un po’ per i blog la sensazione che ne ricaverete è quella da fine di un’era…col il dubbio di entrare in un altro medioevo.
Ieri mi sono fermato sui blog ( ben fatti e ben scritti ) di un paio di bloggers dichiaratamente di sinistra; una dichiarava sconsolata di non sentirsi più a casa sua, di non riconoscere più il suo paese, di temere un effetto devastante sulla società a causa di una specie di blocco, o stop che dir si voglia, che questo ultimo governo ha imposto alla nazione. Insomma un dietro front incredibile e crudele dalle posizioni e prospettive che invece negli ultimi 30 anni avevano illuminato l’Italia.
Io credo che, come sempre, dobbiamo andare a guardare indietro nel tempo, molto indietro e dobbiamo avere il coraggio di guardare la storia della nostra penisola: solo così certe cose si possono chiarire.

Cominciamo dalla COSTITUZIONE, la carta madre con cui confrontarsi, quella che detta i principi basilari della nostra convivenza. Molti la considerano un libro sacro intoccabile, una specie di Bibbia laica e venerabile: non è così. La Costituzione è il risultato finale di un compromesso molto faticoso fra culture storiche e politiche diverse ed è datata, evidentemente segnata dalla guerra e dai traumi da cui uscì l’Italia nel 45. Non posso pensare che a distanza di più di 50 anni non vi sia uno scollamento evidente tra i tempi e lo scritto; anche da sinistra, anche da parte dei più accesi sostenitori dello “spirito costituzionale” si ammette che esistono 2 costituzioni, una formale e imbalsamata ed una materiale che si modifica con le trasformazioni del nostro tempo e che ci è inevitabilmente più vicina e adeguata, riconoscibile nei fatti dei nostri giorni. La carta costituzionale va conosciuta e rispettata, la venerazione è fuori luogo. Il capo dello stato Napolitano ha chiesto rispetto per la Costituzione ma si è dimenticato dei suoi trascorsi in piazza a difendere assieme ai suoi compagni del PCI l’invasione russa dell’Ungheria. Lui stesso afferma che non si può giurare sulla Costituzione quando si hanno riserve mentali o sentimentali nei confronti di fette del passato! Ma questo è incredibile, la Costituzione fu scritta e firmata da uomini che avevano riserve mentali fortissime, uomini che parlavano di democrazia e libertà parlamentare e poi veneravano Stalin, la dittatura del proletariato e i soviet! Uomini che, a parole scritte, riconoscevano il primato della persona e i diritti individuali ma in realtà credevano al primato del partito e dei diritti collettivi. Uomini che sulla carta firmavano sul diritto inviolabile alla proprietà ma da comunisti o socialisti lo avversavano! Questa era ed è la nostra Costituzione: nata con molte riserve mentali, ideologiche, religiose e civili. Ma la cosa più strana e grave è che gli italiani si sono dimenticati tutti ( anche gli intellettuali illuminati ) che già allora la Costituzione rifletteva solo metà della realtà italiana: mezza Italia aveva votato monarchia e quindi si riconosceva nello Statuto Albertino e solo pochi anni prima nel 38 la gran parte dei cittadini aveva tributato un consenso sincero al partito fascista e in esso ancora si riconosceva come in segni di continuità sociale. La dura realtà è che siamo degli ipocriti e venerare la Costituzione prescindendo dalla storia e dalle spaccature del Paese è assurdo. Vogliamo dirlo una buona volta che è inevitabile, se non si vuol essere ipocriti, coltivare assieme a valori condivisi e regole comunemente accettate anche valori diversi e percorsi storici, sociali e biografici da rispettare? La Patria è la tradizione secolare di una terra e di un popolo non una Costituzione scritta ieri da gente divisa e accesa l’un contro l’altro; non sono le regole che guidano e suscitano l’amor patrio e quantomeno una squadra di calcio, ma le idee, i paesaggi, la vita trascorsa a coltivare la terra, l’esperienza reale di lavoro e fatica dei popoli e le loro consuetudini i loro linguaggi e la loro memoria. Infine la cosa più profonda e più sacra: il rapporto dei padri con i figli. Il padre di Walter, Vittorio Veltroni, fino al 38 radiocronista entusiasta dell'EIAR, la radio di regime, commentatore della visita di Hitler a Roma da Mussolini è esistito. On. Veltroni, era un essere abietto suo padre? Un sostenitore di criminali di cui vergognarsi? o uno sprovveduto?O non è forse vero che distinguendo l’Italia fascista fino al 38-39, separandola dalle leggi razziali e dalla guerra che ci ha massacrato si salva anche la memoria e il rispetto di larga parte della nazione e non si difende solo una piccola parte di biechi nostalgici?
L’autrice del post che non si riconosce in questa Italia o non è sincera o ama la storia artefatta ad arte per portare acqua solo ad un mulino.


Gli altri? Muoiano di fame.

venerdì 26 settembre 2008

AMICI


Per farsi un amico ci vuole quasi una vita. Bisogna essere stati poveri insieme e, qualche volta, felici.

L. DE CRESCENZO- Così parlò Bellavista,

Buon fine settimana a tutti.

DON LORENZO MILANI, UNA PROVOCAZIONE



Una scuola che seleziona distrugge la cultura”, Don Milani, Lettera ad una professoressa.
Mi pare evidente che il parroco di Barbiana non si possa toccare, è lui l’idolo assoluto di molti docenti degli ultimi 30 anni, sicuramente è il totem da portare in corteo come icona antiGelmini in queste settimane di “turbolenze didattiche”.
Il libro è del 1967, l’anno prima del gran botto generazionale che ha portato ad una nuova concezione di scuola e educazione all’apprendimento; don Milani coniò anche il motto
I CARE l’esatto contrario del ME NE FREGO in camicia nera. Se andate a leggere troverete altri assiomi come:
“la selezione è un peccato contro Dio e contro gli uomini” oppureIl frutto della selezione è un frutto acerbo che non matura mai.”
Negli anni 70 ci fu un tributo plebiscitario verso questa logica, negli anni 80 si cominciò a costruire il busto marmoreo del nuovo vate e poi negli anni appresso il mito prese definitivamente forma.
Io invito chi mi legge a riprendere in mano il libro – Lettera ad una professoressa- e riflettere, alla luce di questi ultimi anni maledetti, sull’effetto che i concetti espressi dal parroco di Barbiana hanno avuto sulla scuola italiana. Un Jaccuse perentorio contro le bocciature e la selezione e i professori che le adottavano, perché ogni selezione era “classista”, un vento che spazzò via tutto e tutti, anche l’idea, secondo me evidente, che se non premi i più capaci e meritevoli annulli di fatto la scuola e abbandoni i ragazzi nelle mani del caso e della fortuna. E quando manca la meritocrazia i più fortunati da sempre sono proprio i figli di papà, i ricchi che hanno più mezzi più aiuti e più conoscenze. La tanto aborrita meritocrazia, piaccia o meno, è di fatto l’unica arma di chi non possiede protettori in alto loco. Leggendo più avanti in questo vangelo della scuola nuova si possono trovare altri fiori, anche un attacco violento a un preside reo di aver dichiarato
“La Costituzione purtroppo non può garantire uguale sviluppo mentale o uguale attitudine allo studio
; crocifisso!
Da questa madre sono nati gli studenti degli ultimi 30 anni e la scuola che va spesso su you tube, 3 generazioni di arroganti e presuntosi parolai ignoranti e violenti nell’intimo. Come risultato per un sacerdote non è male.